Archivio mensile:agosto 2015

#nonsonounadragqueen

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#nonsonounadragqueen

Questo post è un’ammissione di sconfitta, ma senza la necessaria sensazione di delusione che di solito accompagna le sconfitte.

Questo hashtag non è nemmeno il risultato di un lavoro fatto sulla mia persona, o sul mio personaggio. Io mi sento esattamente la stessa persona che ha cominciato a calcare le scene en travestì più o meno 18 anni fa.
Piuttosto, è il risultato di un esame di coscienza nel continuare a legare la parola Drag Queen ad un tipo di comunicazione che non esiste più, semmai sia mai esistito.

Il nostro è sempre stato un lavoro difficile, ma mai e poi mai avrei pensato che la melma appiccicosa che lo ha invaso in questo periodo mi portasse ad odiarne semplicemente anche solo il nome.
Non ho neanche voglia di affrontare tutti gli argomenti, triti e ritriti ma ormai senza via d’uscita;

Voglio solo prendere le distanze da quelle DQ, storiche e anche valide che pur di rimanere a galla hanno fatto diventare questa professione un caporalato di stampo malavitoso con tanto di aree geografiche di competenza e numeri di postepay da ricaricare.

Voglio prendere le distanze da quelle DQ che pur di mantenere la paghetta settimanale hanno accondisceso committenze becere e ignoranti, ma con la supponenza di chi, giustamente avendo un’attività di ristorazione o un bar tabacchi, può permettersi di commentare o dirigere il mio operato.

Voglio prendere le distanze da tutta quella valanga di spazzatura che viene vomitata quotidianamente sui social, da conversazioni private postate in pubblica, da sputtanamenti, dove la parola travestita è un’offesa (ho visto spettacoli di travestite che certe drag queen se lo sognano). Il disgusto più totale è dovuto anche al fatto che non ci si limita a parlare di 4 neodrag che lavorano da pochi anni, ma anche da vecchie glorie che si sono fatte completamente assorbire dal sistema.

Comprendo pienamente che la società attuale è quella dei talent, dove improvvisamente con un corso intensivo fatto da coach si finisce da fare il panettiere (magari con eccellenti risultati) ad essere ospite di trasmissioni e serate (con risultati discutibili, ma ben altri cachet), ma probabilmente questa società non mi rappresenta. Io vivo bene nel percorso, non nella meta. Lascio volentieri la parola Drag Queen a voi arrivate, io ho voglia di sperimentare, mettere a disposizione il mio bagaglio ma anche continuare a prendere spunti e a confrontarmi con nuove situazioni.

Voglio prendere le distanze dai discorsi bigotti, dalle “artiste” che, il fatto di fare sesso solo col proprio compagno, in abiti maschili, ad almeno 1 km e 48 h dopo l’ultimo spettacolo, è la prima cosa che scrivono sul c.v.

Sinceramente trovo più volgari e degradanti per la categoria, certe faide che si vedono su Facebook, certi discorsi intimidatori, certi atteggiamenti di tipo mafioso con tanto di coalizioni che nascono e muoiono a seconda degli interessi personali, che del sano sesso fatto dopo lo spettacolo.

Detesto il clima costante da concorso di karaoke, dove persone che stanno insieme per stare bene, e si cimentano a livello dilettantistico, parlano di appoggio e tecnica vocale e finiscono ad accoltellarsi perché uno ha cantato la canzone che notoriamente canta quell’altro.

Non sono nata per fare pubblicità, non sono nata per pregare la gente di venire alle mie serate, non sono nata per contrattare all’infinito e tantomeno per gettarmi merda intorno al fine di sentirmi meno sporca io! Visto che ormai è comunemente accettato che le DQ siano questo, allora io non sono una drag queen…chiamatemi Marchesa.