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#nonsonounadragqueen

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#nonsonounadragqueen

Questo post è un’ammissione di sconfitta, ma senza la necessaria sensazione di delusione che di solito accompagna le sconfitte.

Questo hashtag non è nemmeno il risultato di un lavoro fatto sulla mia persona, o sul mio personaggio. Io mi sento esattamente la stessa persona che ha cominciato a calcare le scene en travestì più o meno 18 anni fa.
Piuttosto, è il risultato di un esame di coscienza nel continuare a legare la parola Drag Queen ad un tipo di comunicazione che non esiste più, semmai sia mai esistito.

Il nostro è sempre stato un lavoro difficile, ma mai e poi mai avrei pensato che la melma appiccicosa che lo ha invaso in questo periodo mi portasse ad odiarne semplicemente anche solo il nome.
Non ho neanche voglia di affrontare tutti gli argomenti, triti e ritriti ma ormai senza via d’uscita;

Voglio solo prendere le distanze da quelle DQ, storiche e anche valide che pur di rimanere a galla hanno fatto diventare questa professione un caporalato di stampo malavitoso con tanto di aree geografiche di competenza e numeri di postepay da ricaricare.

Voglio prendere le distanze da quelle DQ che pur di mantenere la paghetta settimanale hanno accondisceso committenze becere e ignoranti, ma con la supponenza di chi, giustamente avendo un’attività di ristorazione o un bar tabacchi, può permettersi di commentare o dirigere il mio operato.

Voglio prendere le distanze da tutta quella valanga di spazzatura che viene vomitata quotidianamente sui social, da conversazioni private postate in pubblica, da sputtanamenti, dove la parola travestita è un’offesa (ho visto spettacoli di travestite che certe drag queen se lo sognano). Il disgusto più totale è dovuto anche al fatto che non ci si limita a parlare di 4 neodrag che lavorano da pochi anni, ma anche da vecchie glorie che si sono fatte completamente assorbire dal sistema.

Comprendo pienamente che la società attuale è quella dei talent, dove improvvisamente con un corso intensivo fatto da coach si finisce da fare il panettiere (magari con eccellenti risultati) ad essere ospite di trasmissioni e serate (con risultati discutibili, ma ben altri cachet), ma probabilmente questa società non mi rappresenta. Io vivo bene nel percorso, non nella meta. Lascio volentieri la parola Drag Queen a voi arrivate, io ho voglia di sperimentare, mettere a disposizione il mio bagaglio ma anche continuare a prendere spunti e a confrontarmi con nuove situazioni.

Voglio prendere le distanze dai discorsi bigotti, dalle “artiste” che, il fatto di fare sesso solo col proprio compagno, in abiti maschili, ad almeno 1 km e 48 h dopo l’ultimo spettacolo, è la prima cosa che scrivono sul c.v.

Sinceramente trovo più volgari e degradanti per la categoria, certe faide che si vedono su Facebook, certi discorsi intimidatori, certi atteggiamenti di tipo mafioso con tanto di coalizioni che nascono e muoiono a seconda degli interessi personali, che del sano sesso fatto dopo lo spettacolo.

Detesto il clima costante da concorso di karaoke, dove persone che stanno insieme per stare bene, e si cimentano a livello dilettantistico, parlano di appoggio e tecnica vocale e finiscono ad accoltellarsi perché uno ha cantato la canzone che notoriamente canta quell’altro.

Non sono nata per fare pubblicità, non sono nata per pregare la gente di venire alle mie serate, non sono nata per contrattare all’infinito e tantomeno per gettarmi merda intorno al fine di sentirmi meno sporca io! Visto che ormai è comunemente accettato che le DQ siano questo, allora io non sono una drag queen…chiamatemi Marchesa.

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Drag in Talent …..il coraggio di non emergere!

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dragintalent

Premessa: Domenica scorsa all’interno del programma “Lucignolo” è stato presentato il nuovo talent italiano dedicato alle Drag Queen. Creazione di Lele Mora, in collaborazione con Platinette, che aveva visto in primis la partecipazione di Gianluca Mech (quello della tisanoreica), Malgioglio (presente ai provini ma che smentisce la presenza in giuria subito dopo la prima puntata) e Tonon .

Attualmente invece la giuria presentata è stata composta da Valerio Scanu, Ivana Spagna e Guendalina Canessa. Il risultato in anteprima è stato mostrato all’interno della puntata di Lucignolo domenica scorsa. Ovviamente ultimo in ordine di trasmissione dopo una serie di servizi di alto giornalismo dedicati a: Omofobia da strada, Puttane etiche e poliamore, Locali per prostitute transessuali, Mago Otelma e pronostichina, Consigli di sesso di Trentalance per fiche dall’odore “croccante” o come trovare il punto G, un padre che fa arrestare i figli spacciatori, e l’ex di Bossi che fa vedere il culo e ride e non ricordo cos’altro.

Inoltre come se non bastasse la cornice, Platinette, in questo caso in veste di conduttore e promotore dello spettacolo Drag, all’intervista condotta dal noto giornalista Enrico Ruggeri, ha risposto con esternazioni lecite ma tutto personali che però portavano completamente fuori strada gli spettatori meno avvezzi. E’ consueto, nei drag show, che ci siano parallelismi con esempi di femminilità ormai diventati archetipi: sante, puttane, dive, madri etc…

Certo, fra tutti i parallelismi che poteva utilizzare, Platinette ha avuto la malaugurata idea di utilizzare quello della prostituta subito in apertura! Ora… io immagino che Platy non sapesse che nei servizi prima della sua uscita il tema della prostituzione e del sesso era stato sviscerato in ogni suo più remoto anfratto, ma visto che spesso come Drag Queen, facciamo una fatica allucinante a far scindere agli occhi del pubblico l’aspetto sessuale della vita della persona da quello professionale della vita del personaggio, credo che un minimo di attenzione in più in merito andasse prestata!

Esternazioni a parte, il problema a mio avviso è che per i 15 minuti di fama di Wohroliana memoria, molte drag queen, seppur dotate di talento, hanno accettato di scendere a compromessi con una trasmissione che vuole fare cassetta e non cultura.

Non entro nel merito della dignità, della deontologia, o dell’etica professionale!

Mi sento solo di dire che chi si è indignata per il contenitore, o per le dichiarazioni della prima puntata o prende le distanze (anche fisiche) dalla trasmissione oppure sta zitto ed accetta di essere diretto da chi palesemente non solo non conosce questo mondo, ma non ha alcun interesse affinché questo arrivi al grande pubblico nella maniera legittima. Personalmente non vedo a che titolo Ivana Spagna, Valerio Scanu, o una Guendalina qualsiasi possano giudicare un artista di una disciplina complessa che niente ha a che fare con la loro formazione professionale.

A livello televisivo il nostro mondo è piuttosto vergine in Italia, ma non per questo merita di essere il servizio di chiusura di una trasmissione a mio avviso di quart’ordine, e presentato in maniera caciarona e poco edificante. Vedremo come si evolverà la cosa…ma nonostante il mio inguaribile ottimismo credo che ci siano troppi interessi affinché contenuti validi e prese di posizione serie prevalgano sull’italiota qualunquismo!